Liberarsi dall’oppressione sociale

La guerra interna che i governi conducono nei confronti delle classi sfruttate e i ceti popolari si manifesta soprattutto con la repressione contro quelle forze politiche che mirano ad un cambiamento dell’organizzazione sociale e contro i movimenti di massa che esprimono il malcontento sociale rispetto a specifiche situazioni ed atti di governo.

Gli attuali stati democratici sono attraversati da un crescente autoritarismo. Di pari passo con il concentrarsi del potere politico in élite sempre più ristrette e con il rallentamento dell’accumulazione capitalistica, la bussola che orienta l’azione dei governi tra forza e consenso va verso un autoritarismo sempre più opprimente.

I temi della difesa dei Governi “legittimamente costituiti”, delle loro scelte, così come la difesa delle strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali fondamentali e delle opinioni tradizionali sulla famiglia, la religione e la morale sono gli elementi giustificativi di una rinnovata lotta al terrorismo.

Nella risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2006 si affermava che “gli atti, i metodi e le pratiche di terrorismo in tutte le loro forme e manifestazioni sono attività volte alla distruzione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della democrazia, che minacciano l’integrità territoriale, la sicurezza degli Stati e destabilizzano i governi legittimamente costituiti, e che la comunità internazionale dovrebbe adottare le misure necessarie per rafforzare la cooperazione al fine di prevenire e combattere il terrorismo”.

L’Unione Europea, nella direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017, qualificava come atti terroristici “atti intenzionali […] se e nella misura in cui sono commessi perseguendo uno specifico scopo terroristico, vale a dire intimidire gravemente la popolazione, costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto, o destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali fondamentali di un paese o di un’organizzazione internazionale. La minaccia di commettere tali atti intenzionali dovrebbe altresì essere considerata un reato di terrorismo laddove si accerti, sulla base di circostanze oggettive, che tale minaccia sia stata posta in essere con un tale scopo terroristico”. La direttiva comunque proseguiva affermando che “gli atti finalizzati […] a costringere i poteri pubblici a compiere o ad astenersi dal compiere un atto, che non siano tuttavia inclusi nell’elenco esaustivo dei reati gravi, non sono considerati reati di terrorismo”.

Nel Memorandum del 25 settembre 2025, che dà applicazione all’ordine esecutivo del 22 settembre precedente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che “motivazioni e indici ricorrenti comuni uniscono questo modello di attività violente e terroristiche sotto l’ombrello del sedicente “antifascismo”. Questi movimenti descrivono i principi fondamentali americani (ad esempio, il sostegno alle forze dell’ordine e al controllo delle frontiere) come “fascisti” per giustificare e incoraggiare atti di rivoluzione violenta. Questa menzogna “antifascista” è diventata il grido di battaglia usato dai terroristi domestici per condurre un violento assalto contro le istituzioni democratiche, i diritti costituzionali e le libertà fondamentali americane. I fili comuni che animano questa condotta violenta includono l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’anticristianesimo; il sostegno al rovesciamento del governo degli Stati Uniti; l’estremismo sulla migrazione, la razza e il genere; e l’ostilità verso coloro che hanno opinioni tradizionali americane su famiglia, religione e moralità”.

Il movimento anarchico ha sempre sostenuto che i governi sono la dominazione brutale, violenta, arbitraria di pochi sulle masse, e sono inoltre uno strumento che ha il compito di assicurare il dominio ed il privilegio a coloro che hanno accaparrato tutti i mezzi di produzione e se ne servono per tenere le masse sottomesse e farle lavorare per loro conto. I governi non sono altro che la comunità dei governanti, cioè di coloro che hanno il monopolio della violenza e se ne servono per mantenere le attuali condizioni economiche e sociali.

L’apparato ideologico usato per combattere la “violenza politica”, il “terrorismo”, conferma questo caposaldo dell’anarchismo. Dai documenti citati emerge una brutale impostazione conservatrice, tendente appunto a conservare tenacemente l’attuale ordinamento sociale: un’impostazione che non tiene conto che dalla società emergono nuove esigenze che richiedono nuove forme di organizzazione politica ed economica. Queste nuove forme distruggono i vecchi privilegi, che l’ordinamento giuridico e la normativa tutela. La tensione quindi fra società ed apparato politico è inevitabile e lo scontro sarà tanto più violento quanto sarà forte e violenta la resistenza al nuovo da parte dei governi. E l’odore di queste misure non è buono, sa di sacrestia e di reazione.

Nei sopra citati documenti dei governi e delle organizzazioni sovranazionali, il comportamento che è preso di mira, oltre agli atti terroristici veri e propri, è la pressione popolare per costringere i governi a cambiare le proprie politiche. Questo emerge chiaramente dalla risoluzione dell’ONU e dall’ordine esecutivo dell’amministrazione USA. Per quanto riguarda l’Unione Europea, nella normativa c’è una distinzione tra gli atti terroristici e quelli di opposizione, che però scompare nella comunicazione verso gli organi di informazione. In altre parole, i governi si stanno attrezzando per definire come violenta qualsiasi protesta popolare e legittimare la repressione da parte delle istituzioni.

In realtà sono proprio le politiche dei governi, attraverso la devastazione ambientale, l’aumento della miseria, la persecuzione verso i ceti più deboli, la causa dell’aumento della violenza nella società.

Il movimento anarchico non ha una propria ideologia da imporre alla società, un modello da applicare rigidamente una volta preso il potere. Esso è l’espressione più cosciente del movimento spontaneo della società verso un continuo miglioramento delle condizioni di vita e delle relazioni sociali. Ostacolare questo movimento, in nome della conservazione, in nome della tradizione, dimostra la falsità della narrazione democratica.

L’azione diretta dal basso, l’autorganizzazione sono le strategie dell’anarchismo. Criminalizzarle equivale a privare il movimento anarchico degli strumenti indispensabili alla realizzazione del proprio ideale. L’ideale anarchico ha per scopo di cambiare il modo di vivere in società, di stabilire tra gli uomini rapporti di amore e solidarietà, di conseguire la pienezza dello sviluppo materiale, morale e intellettuale, non per un dato ceto sociale, ma per tutte le persone – e questo non si può imporre con la forza, ma può sorgere dalla progressiva presa di coscienza collettiva ed attuarsi con l’accordo della società.

La partecipazione a cui chiamano i governi non è quella del libero dibattito, della libera associazione, dell’azione diretta per il miglioramento; la partecipazione che essi intendono al massimo si esaurisce nell’urna elettorale e nelle manifestazioni che sono solo la celebrazione dello stato di cose esistente.

Dobbiamo quindi cambiare la narrazione: non si tratta solo di un campionato tra forze dell’ordine e realtà antagoniste, in cui la vittoria tocca volta per volta all’uno o all’altro. Dobbiamo riaffermare che il cambiamento della società si può arrestare solo temporaneamente; a quel punto, la distanza fra il grado di civiltà a cui sono arrivate le masse rispetto alla legge sempre in ritardo non può essere varcato che con un salto: l’insurrezione. Spetta al movimento anarchico rafforzare tra le classi sfruttate la convinzione che, per migliorare realmente e in modo definitivo la loro condizione, devono cambiare la società e liberarsi di tutti gli strumenti di oppressione: polizia, carceri, magistrati, presidenti, ministri, deputati, ecc., una volta per tutte.

Realtà anarchiche, antagoniste, comuniste, organismi di base sono tutte lo stesso nemico agli occhi degli oppressori. Per questo dobbiamo rafforzare i legami di solidarietà fra le varie componenti, diffondere le buone pratiche di organizzazione orizzontale, contrastando le pratiche autoritarie, verticiste, collaborazioniste.

Sarà dura, ma ce la faremo.

Tiziano Antonelli

 

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